"Tante cose non le so"
Elisa Levi
SUR
Un canto che viene da lontano, ritmato, ipnotico, magico.
La voce di Lea risuona prorompente, decisa.
Arriva come una scarica elettrica, come acqua che tracima, come vento che scuote.
Ha solo diciannove anni, vive in un paese con poche anime, circondato dal bosco.
Ed il bosco è reale e fantastico, è il pericolo che incombe, è il nemico che ti tradisce.
È ciò che divide, impaurisce, è il confine invalicabile.
"Tante cose che non so", pubblicato da SUR e tradotto da Marta Rota Núnez, spezza la tradizione idilliaca della Natura.
Fa intravedere il precipizio di un mondo che sta collassando e lo fa con una scrittura che non inganna e non consola.
I personaggi riempiono gli spazi cavi ma non riescono ad arginare il desiderio di sapere.
Quell'affermazione che risuona come un ritornello è il corpo narrativo.
Il non sapere diventa profetico, ci investe con prepotenza, ci costringe a rivedere le nostre certezze.

Commenti
Posta un commento