"Giù fino al fiume"
Elizabeth Gilbert
Einaudi Editore
"Sottomettiti all’impossibilità assoluta di orchestrare la vita esattamente secondo i tuoi desideri, e scoprirai che le cose diventano molto piú facili."
"Giù fino al fiume", pubblicato da Einaudi Editore e tradotto da Laura Noulian, mi ha sconvolto.
Ho meditato a lungo prima di scriverne perché è una testimonianza così vera, così lacerante.
La scrittura graffia e guarisce, apre ferite e le rimargina.
L'auto analisi scava impietosa e insegna che solo così si ritrova sè stessi.
L'amore è condanna e salvezza, è dipendenza affettiva e sessuale, è bramosia di attenzione.
La spiritualità è ricerca affannosa, voce che si rivolge ad un'Entità superiore con un'innocenza e una ferocia che travolgono.
Dopo il successo di "Mangia, prega, ama", aspettavamo al varco Elizabeth Gilbert.
Questa nuova prova letteraria è ancora più intima, più introspettiva ma al contempo è una denuncia di quei comportamenti che sono scatenati dalle dipendenze.
Che siano droghe, alcool o affettività c'è sempre un vulnus che va affrontato.
Accanto a questa illuminante analisi emerge la figura di Rayya, "brezza profumata".
Amante, compagna, alter ego diventa luogo metaforico di salvezza e perdizione.
Straziante la scelta dell'autrice di accompagnarla nell'ultimo viaggio.
Non aspettatevi sdolcinature perché non è nello stile dell'autrice.
Troverete la luce e l'ombra, il conflitto, le incrinature.
Ma è attraverso quel viaggio che si può trovare il coraggio di affrontare la perdita, di ritrovare quelle parti di sé che da sempre sono state sepolte.
La prosa si accompagna alla poesia che nella libertà di una metrica sciolta penetra e scarnifica l'esistenza.
I disegni appena accennati, le foto, i versi fanno da controcanto armonioso al testo.
Un libro che lascia tracce profonde da leggere per imparare che ogni fragilità va affrontata senza tentennamenti.
"Lascia, per una volta nella tua vita, che sia il burro a tagliare il coltello."
Leggetelo e vi sentirete più leggeri.

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