"La tigre nella gabbia"
Elliott Chaze
Mattioli 1885
"Quando arrivi al punto in cui non riesci più a sentirti ostile verso nessuno o verso niente, perdi la capacità di distinguere, e Dio sa quanto invece abbiamo bisogno di saper giudicare."
Pubblicato negli Stati Uniti nel 1965, finalmente arriva in Italia grazie a Mattioli 1885 e alla traduzione di Nicola Manuppelli "La tigre nella gabbia."
Un titolo dal forte simbolismo che comprenderemo appieno nel finale.
Come definire il romanzo?
Ha una struttura cangiante, riesce a mettere insieme la denuncia sociale, una intensa storia d'amore e un excursus storico del profondo Sud.
Ambientato in una città immaginaria, Catherine, nel Mississippi, racconta le proteste dei neri per il diritto di voto.
Se è vero che il protagonista è Chris Haines, giornalista di cronaca locale, i personaggi secondari sono il fulcro di una narrazione che descrive con brevi pennellate il contesto sociale.
Chi è Haines?
Un antieroe, stritolato dalle incertezze.
Ma quando si trova a testimoniare a favore dell'afroamericano Silk, esce dal suo bozzolo, forza la sua natura, smonta i pregiudizi che lo hanno avvelenato.
Questo gesto gli costa la perdita del lavoro e l'isolamento.
A complicare le cose il suo amore per Jonee, meticcia attivista.
Elliott Chaze merita di entrare nel panorama letterario americano.
La sua scrittura sa bilanciare il giornalismo al romanzo di costume, a creare suspance e ad arricchire il testo con un'ironia tagliente.
Non è retorico perché registra i fatti, dà spazio ai pensieri e alle riflessioni dei suoi personaggi.
Costruisce un finale tragico sorprendente dove dimostra che il coraggio non è innato ma nasce dalla consapevolezza.
Ci regala un testo che continua ad essere attuale, invitandoci a giudicare i fatti, ad essere obiettivi, a non fossilizzarci in posizioni e preconcetti che non ci appartengono.

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