"La stagione dell'acquario"
Anne Cathrine Bomann
Iperborea
"Sono tante le cose che non diciamo agli altri, nemmeno a chi ci è più vicino. Per me la sensazione di essere esclusa è come il respiro: banale, costante. Niente di cui valga la pena parlare."
Chi ha letto "L'ora di Agathe" (2019) ricorda il senso di straniamento e solitudine del protagonista e la sua capacità di reagire quando incontra colei che darà una svolta alla sua vita.
"La stagione dell'acquario", pubblicato da Iperborea e tradotto dal danese da Eva Valvo, mi ha ricordato quel romanzo che mi era piaciuto molto.
La protagonista Vigga è una figura introversa, chiusa in un universo di insoddisfazione.
Non ha interessi, una storia d'amore fallita, una serie di occupazioni lavorative durate troppo poco.
Quando l'unica amica, Maiken, resta incinta, la giovane si sente spaesata.
Il nuovo lavoro in quello che lei definisce un acquario svolto per necessità è ripetitivo e noioso.
Ma nella vita esistono sempre nuove occasioni.
Anne Catherine Bomann ci sbalordisce creando una relazione che può sembrare impossibile tra la donna e un polpo, di nome Rosa.
Animale e umano legati da un'affinità che nasce dal comune isolamento.
Piano piano Vigga impara ad osservarsi, ad entrare in quello spazio angusto che è la sua esistenza.
Una rinascita che deve attraversare il dolore e l'accettazione del sé.
Non aspettatevi un romanzo di fantascienza perché non lo è.
È una sperimentazione spinta verso lidi sconosciuti, sono sensibilità che si incontrano, sono sintonie inspiegabili.
La scrittura è così vera che ad un certo punto ci sentiamo completamente coinvolti e ciò che ci sembrava impossibile diventa reale.
Da non sottovalutare che l'autrice è una psicologa e il suo sguardo acuto va oltre le percezioni visibili.
Da leggere con l'animo leggero convinti che ogni giorno può aspettarci una nuova avventura.
.jpg.600x1800_q85_upscale%20(1).jpg)
Commenti
Posta un commento