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"Il sarto volante" Étienne Kern Lorma Editore

 

"Il sarto volante" Étienne Kern Lorma Editore





"4 febbraio 1912, mattina presto.

Davanti alla Torre Eiffel si era riunita una trentina di persone.

Poliziotti, giornalisti, semplici curiosi.

Tutti gli occhi erano puntati in alto, verso la piattaforma del primo piano.

Da lassù un uomo li guardava, il piede poggiato sul parapetto.

Era un inventore.

Aveva trentatré anni.

Non era un ingegnere, né un tecnico esperto.

Non aveva alcuna competenza scientifica, e gli interessava fino a un certo punto.

Era un sarto per signore.

Si chiamava Franz Reichelt."

 

Con tocchi stringati ed essenziali ci viene presentato il primo attore di una storia realmente accaduta.

Con un costrutto impeccabile Étienne Kern riesce a far uscire dalla mitologia il suo personaggio, rendendolo umano.

Non il folle che si lancia dalla torre Eiffel con una imbracatura che dovrebbe sostituire le ali.

Un uomo semplice che si è adattato alla vita parigina, lavoratore, poco avvezzo alle chiacchiere.

Cosa lo spinge ad un gesto che gli costerà la vita?

L'autore con grande intelligenza propone un ventaglio di ipotesi che dovremo analizzare con calma.

Ha ruolo fondamentale una donna, moglie di un aviatore.

Forse nel tentativo di farsi "volo" il protagonista cerca un riscatto affettivo, un'attenzione che non ha mai avuto.

Certamente quel salto nel vuoto ha una forte simbologia legata alla sfida.

Entrare nell'abisso, sfiorarne la profondità, accostarsi alla paura, provare a vincerla.

L'altezza è vertigine, immersione nel luogo proibito del desiderio.

È il cuore che non può incappare, il corpo che perde spessore.

È raggiungere il cielo, sconfinare nell'Altrove, essere vento.

Se da un lato la narrazione segue una traiettoria di ricerca dall'altra affiora una lettura meno intima e universale.

Ho la sensazione che "Il sarto volante, pubblicato da LOrma e tradotto da Anna Scalpelli, vincitore del Premio Goncourt opera prima, sia inno a tutti i sognatori, i visionari, i coraggiosi.

Sullo sfondo la Parigi della Belle Époche che è per certi versi apertura alla modernità.

C'è tanta poesia e leggerezza mentre la scrittura cambia forma.

La morte aleggia come presenza inquietante mentre le figure femminili tratteggiano con armonia la forza della vita.

Un testo denso che pone non poche domande sulle spinte tecnologiche e sulla relazione dell'essere umano con i suoi limiti.

Molto bello!!!

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